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mercoledì 3 febbraio 2010

Questo fa ride!!!

Sento di dover condividere questa cosa, che è davvero esilarante XD
Pensa che c'è chi mi ha preso sul serio per un lavoro a mio avviso di MERDA e intenzionalmente Trash!
Fatevici du risate va!

Grazie al Tirreno!

martedì 2 febbraio 2010

Rientro da Angouleme!



Tra soste e varie dopo circa 24 ore senza sonno e circa 16 di macchina, si rientra in patria.
Devo dire che è stato fighissimo e stancante allo stesso tempo poter attraversare una buona parte di Francia e vedere posti nuovi, mangiare cibi da Autogrill, di quelli che ti lasciano il culo perplesso XD
Fatto sta che quest'anno è andata decisamente meglio dell'anno scorso, la casa che avevamo grazie a Gerber's mom era fantastica, gestita da una sorta di hippy coltivatore di Iris; contrariamente ad anno scorso la fiera è stata più istruttiva e decisamente meglio organizzata.





Abbiamo poi avuto l'onore di vedere Moebius all'opera allo stand della Wacom (quasi meglio di una donna nuda XD); e decisamente non ci siamo fatti problemi sullo spendere per mangiare e bere.



In più, vorrei fare dei ringraziamenti a tutti coloro che hanno reso possibile questa bellissima esperienza:
Innanzitutto alla mamma del Trebat, che ci ha trovato un posto da favola, A noi guidatori che ci siamo presi carico di questa folle missione XD, a Matteo Gerber, che non ha chiuso occhio per far compagnia a chi guidava e si è sbattuto per organizzare tutto tramite i parenti e vie varie...





...I ragazzi con cui ho condiviso la villetta dove eravamo ele signorine, che per lo più hanno cucinato e ci hanno viziato; un grazie a Matteo Berton, Matte Bassini e Ema per la compagnia degli ultimi due giorni e la piacevole presenza di tutti gli altri buoni amici incotrati sul posto!





Rimango dell'idea che Angouleme sia sempre troppo piena di Italiani XD



domenica 24 gennaio 2010

"Mon Pire Ami", pour la France...Oui Oui

A Vous! Ecco alcune tavole e studi che porteremo ad Angouleme, manca la 3° tavola che posterò domani probabilmente...Scritta da me, disegnate da Francesco Della Santa e colorate da Andrea Fantechi...Un grazie a Matteo Gerber per le traduzioni e la pazienza e a Ele, che ha fatto si da Berlino, che non mangiassi vivi i miei familiari in questi due giorni di lavoro senza sosta!...Vive la France
















sabato 23 gennaio 2010

Finalmente riposto "Dal Nulla!" Racconto nell'ambientazione di Skinwalker Pt. 3




Il proiettile è entrato, gli ha sfondato il cranio come fosse stato un coltello che entrava nel burro, burro umano. L'eco dello sparo riecheggia nel silenzio del paesino, mentre le mie orecchie fischiano.
Jan tocca lentamente il suolo, ha un'espressione bete sul volto, come quasi non se lo aspettasse; ma se lo aspettava. Indietreggiando, poggia la schiena contro un albero e comincia a guardarmi sorridendo. La sua ferita sta tornando a posto, con un suono disgustoso, come se qualcuno dentro il suo cranio stesse bevendo il fondo di un succo di frutta con la cannuccia. Inquietante.

-Visto?
E la fronte torna a posto lasciando solo un piccolissimo segno.
-Co-come diavolo hai fatto?
-Come tu richiami le cose io mi rimetto a posto...Velocemente!
-Incredibile!!
Credo sia la prima volta che spalanco la bocca davanti a uno sconosciuto, ma la testa è diventata un ricettacolo di domande da dover buttare fuori.
-E cosa siamo?...Come ci riusciamo?
-Ehi ehi..Una cosa alla volta...Siamo diversi, speciali, qualcosa che nessuno può capire fino in fondo....Tranne noi stessi!
-Cosa vuol dire, che siamo tipo supereroi?
-Ehehehe...No non proprio supereroi, noi siamo più criminali, che eroi...Dei super criminali!!
Si siede accanto a me scansando la pistola e facendola cadere a terra; mentre con la sua faccia befferda si accarezza il piccolo bernoccolo rimasto dopo lo sparo.
-Adrian, devi capire una cosa..Un eroe lotta per una giusta causa...Spesso comune...Noi no, noi portiamo avanti le nostre vite e i nostri affari, nel bene e nel male...Noi usiamo queste capacità, per rendere tutto un po' più semplice...E ad usarli per render tutto più semplice, fa di te un egoista!....Non un eroe!
-Credo di aver capito....
L'aria calda nei polmoni, al contatto col freddo dell'aria si fa denso vapore, che svanisce, lentamente. Il silenzio e la tensione sono palpabili.
-Comunque Adrian, sono qui per offrirti una possibilità per usare il tuo dono...Fondamentalmente per una giusta causa!...Che ne dici ?
-E in cosa consisterebbe?
-Dovresti venire con me a Mosca, uno come te può farci molto comodo...E ti miglioreremo!
-Si, ma cosa dovrei fare esattamente?
Aspetto la sua risposta e non mollo lo sguardo da lui, mentre intanto si china a raccogliere la pistola, per poi studiarla in tutto il suo meccanismo, non è la prima pistola che ha tenuto in mano, si vede.
-Belle pistola!...Da collezionisti...Beh, noi svolgiamo molti lavori, ripuliamo anche...Oppure nello specifico, proteggiamo la Madre Terra Russia, da tutte le minacce esterne e sopratutto da quelle interne!....Devi capire che come me o te, ce ne sono altri e spesso, non hanno la fortuna come te di trovare un appiglio sicuro e diventano sbandati e pericolosi...Il nostro dovere è catturarli e portarli al capo, che poi deciderà che farci!....
-Siete tipo degli agenti segreti....Non credo sia la vita adatta a me comunque...Ero anche una schiappa a Judo!





Maratone pre Angouleme!

E' fantastico passare i sabati sera a casa, ma la partenza per la Francia si avvicina, troppo...Caffè, schifosa Pepsi sgasata, cioccolato ci tirano avanti stasera...Buon week end!

Sotto potete notare il sangue versato su quei pc XD




venerdì 22 gennaio 2010

Remember!

lunedì 18 gennaio 2010

Bozze nottambule, titoli episodi Skinwalker

Finalmente le sinossi sono pronte e i titoli degli episodi con loro, tanto per accendere un pò di curiosità (si spera ^^), ecco i titoli...

PRIMO CAPITOLO - MJASO
-The beginning of the end
-Leave me alone
-3 Hours after vengeance
-Unforgivable
-Crowing in my sleep
-We need a hero!
-One day...Too late
-Roses of the Devil's garden
-Back against the wall
-Rust

SECONDO CAPITOLO - DUSA
-This ship is sinking
-Vladivostok
-Clouds over olocaust
-Deluded son
-Blind
-No beast so fierce
-Our darkest days
-Let it burn...Let it bleed
-My life for one more day
-A place called home

TERZO CAPITOLO - SMERT
-Baba Yaga
-You turn...And face the strange
-You turn...And face yourself
-I live for your pain
-Paradox
-Everyone leaves
-Through my ashes
-Nausea
-Paint a new world
-Live for a better days



Buona notte a tutti, un settimana e Angouleme ci aspetta, dopo il 5 Febbraio ci saranno news sulla serie, il cui primo numero uscirà a Maggio/Giugno "The beginning of the end".

Cheers

mercoledì 6 gennaio 2010

La Francia alle porte,

Finalmente adesso riesco a postare qualcosa di più sostanzioso, uno dei progetti che andrà in Francia ad Angouleme, fatto con Chiara Divivona "Despierta" (che avevo già affrontato in passato). Sotto ci sono alcuni schizzi dei personaggi realizzati da Chiara.










E sotto la copertina realizzata da Francesco Della Santa e Andrea Fantechi del "Mio peggior nemico" (il titolo sarà ancora da decidere per realizzarlo in francese).

lunedì 4 gennaio 2010

Il mio peggior Amico

Quando andai a Copenhagen, rimasi subito affascinato dalla bellezza e le atmosfere della città; le belle vichinghe, gli alcolici a basso prezzo, Christiania e il suo mercatino segreto XD, i locali e l'ambiente del nord Europa mozzafiato.
Comunque fatto sta che una sera mi son trovato tra alcool e co. a riflettere ad un soggetto per Angouleme, che si fa sempre sentire questa fiera e ad un certo punto vidi un vecchietto buffissimo che attraversava lentamente la strada e me lo immaginai come se facesse un balzo innaturale da un marcapiede all'altro e poi da un tetto all'altro. Così decisi di scrivere qualcosa di particolare ambientato a Copenhagen , ispirandomi ai poteri nascosti nella mente umana ed una società composta unicamente da esseri evoluti, con locali per uomini invisibili, poliziotti super forti o super resistenti, segnaletica "stradale" per uomini volanti, ecc....
Comunque il progetto lo porteremo in Francia il 27 di questo mese, scritto da me, disegnato dal mio fido Francesco Della Santa ^^ e colorata da Andrea Fantechi.

Ecco due o tre personaggi della storia, presto posterò qualcosa anche a colori.





Mi scuso per il traccheggio



Buona anno a tutti, mi scuso per la poca frequenza con cui sono andato sul blog negli ultimi giorni, causa feste, scimmie che non se ne volevano andare e scazzi vari.
Spero abbiate passato tutti un bel capodanno, almeno quanto il mio ;)
Nei prossimi giorni tornerò a postare materiale nuovo; intanto più tardi metterò i personaggi in b/n di Francesco Della Santa per il progetto francese.

Cheers

lunedì 21 dicembre 2009

DAL NULLA! Skinwalker Pt. 1



Quella fottutissima sveglia, continua a suonare e suonare, avrò dormito si e no quattro ore; con gran fatica mi alzo dal letto, fuori nevica, dovrebbe esser la vigilia di Natale, anche se sarò solo a festeggiarlo. Anzi, forse sarò al lavoro. Lo spazzolino da denti mi irrita le gengive, sono troppo irruento nel lavarmeli; mi metto i doppi pantaloni, camicia a scacchi, maglione ed un vecchio eskimo del mio patrigno; guanti, cappuccio, sciarpa ed esco. Non ho mai fame di mattina e di certo andare al lavoro che non è ancora l'alba, non mette di certo appetito, mangerò a pranzo.
Le strade sono deserte, non c'è anima viva, io e la neve; e qui nevica molto, mi fumo una sigaretta e con l'i-pod nelle orecchie, cammino e viaggio con la testa:
“Sveta è nuda, nel mio letto, io sto in piede davanti a lei, nudo a mia volta; sto fumando dell'erba alla finestra. Per tutta la stanza si sente odore di sesso, mescolato alle candele profumate delle quali sono ormai schiavo; lei mi intima di gettare lo spinello e tornare a letto, vuole le coccole. Obbedisco, mi stendo sul fianco e le metto il braccio intorno ai fianchi, è così calda. I suoi capelli sono un groviglio vicino al mio naso, sono una melodia di profumi, merito del suo shampoo alla vaniglia, nonostante sia ancora sudata ha un odore gradevolissimo. Con la mano le inizio ad accarezzare i fianchi, molto delicatamente col dorso delle mie dita; lei geme e mi fa un sorriso, continuo, sempre più giù. Dal fianco passo al suo bacino longilineo, per poi dirigermi verso l'ombelico; per Sveta è sempre stato un punto particolarmente sensibile. Scendo ancora. Lentamente. Il suo inguine è così morbido, lo accarezzo solo con l'indice ed il medio, lei continua a gemere; scendo ancora e sono sorpreso da qualcosa di freddo; estremamente freddo, è come si muovesse strisciando. Lo afferro e con irruenza lo porto fuori dalle coperte, Sveta sta ridendo, qualcosa non va”. Quando capisco cosa la mia mente partorisce mi riprendo, smetto di viaggiare con la testa, neanche lì è un posto così sicuro; come diavolo ho potuto immaginare un serpente tra le gambe della mia ex ragazza? Sono una persona spregevole.

Lavoro tutto il giorno, carico, scarico merci di cui non conoscerò mai il mittente ed il destinatario, non mi interessa; lo faccio e continuo così per ore e ore, fino alla pausa pranzo.
Sono ad una piccola rosticceria bar, i miei colleghi non pranzano mai con me e io non pranzo con loro, mai. Mentre mangio dei pel'meni troppo unti e sicuramente scongelati male, uno strano uomo che si era portato entrando la fredda brezza del paese, si siede al mio tavolo davanti a me; evito di guardarlo in faccia e non dico una parola, sto concentrato sul mio piatto. Lo vedo leggermente con la coda dell'occhio, è ben vestito, ha dei guanti in pelle e delle bellissime scarpe, lucidissime; a quel punto decido di fregarmene e lo guardo. Un bell'uomo, elegante e di aspetto affabile; porta degli occhiali da sole molto scuri, i capelli leccati letteralmente all'indietro, senza un pelo di barba.
Appena incrocio il suo sguardo mi sorride, con la sua fila di denti bianchissimi.



-Ciao Adrian, mi ci è voluto del tempo per trovarti....
-Come sa il mio nome signore?
L'uomo togliendosi i suoi guanti di pelle comincia a parlare molto disinvolto, non aspettava altro.
-Io mi chiamo Jan e premetto...So tutto di te...
-E sentiamo cosa saprebbe...Jan?
-Tutto, di te, di Svetlana, della linea 2 della metropolitana di San Pietroburgo...beh che altro?...Che adesso vivi in questo buco di paese...
Jan adesso fa una sostanziosa pausa con un bel respirone e riattacca a parlare, come una cazzo di macchinetta.
-....Sai credo che San Pietroburgo sia bellissima e non riesco proprio a capire come mai tu te ne sia voluto andare...Capisco che le situazioni, gli zingarelli e tutto il resto potessero farti vedere la città sotto un altro punto di vista...Ma fidati, da uno che vive a Mosca; San Pietroburgo è una bellissima città.
-Brutto stronzo ma come ti permetti?
-Ahahaha calma calma tigrotto...Vorrei offrirti una chance, una nuova vita...
-Cioè?
-Finisci quei pel'meni scotti e andiamo a fare una passeggiata.

Detto ciò si è messo silenzioso a guardare ogni persona del locale e tamburellando il tavolo con le dita, mi ha messo fretta e di avere fame non se ne parla. Non dice più una parola, forse lo
e aveva sprecate tutte prima. Dopo aver pagato, ci siamo diretti in una zona più tranquilla, per quanto già sia tranquilla Dzerzhinsk, ci siamo seduti su una panchina, mi parla, ma non mi guarda in faccia, come se fosse ipnotizzato dalla condensa che esce dalla sua bocca col freddo.

-Adrian, vogliamo che ti unisci a noi...Anche tu sei speciale ed il mio capo sta cercando gente come te...o me...
-Come fate a sapere di me?
-Quando lavori per chi lavoro io, sai più o meno tutto di tutti.
-E per chi lavori?
-Questo non posso dirtelo, per adesso.

Di colpo si è tirato in piedi, alzando una gran quantità di neve con le sue scarpe lucide e dopo aver fatto due passi indietro, con aria di sfida ed indicandomi mi ha detto:

-Fammi vedere!
-Vedere cosa?
-Quello che sai fare Adrian...Voglio vedere apparire le cose dal nulla; e io se vorrai poi ti farò vedere la mia abilità.

Mio Dio, che personaggio assurdo, adesso vorrebbe che facessi vedere a lui le mie capacità...Capacità che oltretutto non ho quasi mai usato; mi sembra di esser preso per i fondelli, ma questa sfida al contempo mi stimola a vincerla ed una delle due parti della mia coscienza prenderà sicuramente il sopravvento.



-Ok amico...che vuoi che faccia comparire?
-Mmmmm...prova con una pistola..ne hai mai vista una si?
-Certo...Mio padre ne aveva una collezione...E va bene..una pistola!
Spesso concentrarsi non è così facile, sopratutto se osservati e oltretutto mentre messi alla prova; pensando a una pistola, mi viene in mente quella preferita dal mio patrigno; una Cz Vzor 52. Carica. L'ho immaginata tra le mie mani e difatti mi sono messo come per impugnarla.
E' apparsa, e la faccia di Jan tradisce la sua tranquillità; forse la mia abilità lo ha sorpreso più di quanto si aspettasse.

-Niente male davvero Adrian!
-Visto?...

Da qualche tempo avevo capito come funzionasse il mio potere; richiamavo una cosa dove volevo, togliendola però da un'altra parte. Probabilmente ora il mio patrigno non ha più la sua Cz Vzor 52.

-Tu che cosa sai fare invece Jan?
-Beh non è una cosa che si vede in giro molto spesso...sicuro che vuoi vederlo?
-Perchè no? Tu hai visto di cosa son capace io!
-Ok è giusto....Allora sparami...Proprio alla testa!
-Che vuol dire? Sei pazzo forse?...Io non sono un assassino!
-In parte Adrian...In parte; o devo ricordarti la Linea 2?
-Bastardo!

Dal Nulla (Skinwalker).

Visto che per adesso ho postato solamente una "prefazione" e visto che stasera ho deciso di modificare il titolo aggiungendo Skinwalker; volevo precisare che queste piccole storie, che di tanto in tanto condivido, fanno parte si di Skinwalker, più precisamente dell'ambientazione in cui si svolgerà la serie, alcuni personaggi li rincontrerete, ma nessuna di queste storielle intaccherà il continum della serie originale. Sono solo capitoletti extra e se un giorno vedranno un futuro e verranno disegnate come volumi extra, tanto meglio. Spero vi piacciano.

Cheers
Massimo Deh

domenica 20 dicembre 2009

DAL NULLA! Skinwalker



Sono un ragazzo strano, o almeno così dicono gli altri; vivo a Dzerzhinsk, in Russia. Qualche anno fa ero un semplice studente e stavo con la mia famiglia a San Pietroburgo, ma successe qualcosa di estremamente strano, che tutt'ora è il fardello che devo portarmi sulle spalle.
Ricordo che la città era bellissima in primavera, magica, i cieli sono ripuliti dalle nuvole e creano un'infinita distesa azzurra, mentre la lieve brezza del mare Finlandese soffia tra i rami degli alberi in fiore ed il sole si infrange contro i palazzi della città, facendoli sembrare ancora più splendenti di quanto son già. San Pietroburgo in primavera è bellissima. Io studiavo medicina, un ragazzo determinato ed ambizioso, ed ero una di quelle persone che se non vedono non credono; chi avrebbe mai pensato all'esistenza di forze inspiegabili che controllano i flussi del mondo e una forte madre terra che funge da portone dell'aldilà? Ai tempi di sicuro non io.
Ricordo ero uscito con Sveta, la mia ragazza all'epoca, eravamo andati al cinema a vedere “Spiderman 2”, a me era piaciuto, a lei non molto; fatto sta che nel tornare a casa fummo aggrediti da una banda di zingari, faceva buio e loro volevano toccare il sedere di Sveta, erano sbronzi. Mi frapposi tra loro e la mia ragazza, mollai alcuni pugni, ma erano troppi. Un ragazzone col viso completamente butterato e sudicio come l'asfalto, mi dette uno spintone, premendo sulla mia gola e mi fece sbattere la nuca contro un tubo d'acciaio; mi mancò l'aria, boccheggiavo come un pesce fuor d'acqua, mentre Sveta si subiva un vero e proprio stupro, non una sola palpata di culo.
Le strapparono i vestiti, la schiaffeggiarono e la gettarono a terra; intanto la mia testa, stava come per esplodere, mi fischiavano le orecchie in modo assurdo, mi facevano digrignare i denti; mentre la mia bocca era contratta, ma non dal dolore , sentivo che era una reazione data dal mio cervello. Con quella botta mi avevano forse causato più danni di quel che poteva sembrare? I nervi del corpo cominciarono ad irrigidirsi, mentre vedevo lo stupro in diretta della mia ragazza, non riuscivo a muovermi, li sentivo contrarsi e rimanere rigidi; bruciavano, se si fossero tesi ancora un po' sarebbero schizzati come una corda rotta di un violino. Poi tutto tacque, non sentivo più un suono, niente, credetti di esser diventato sordo; ma poi accadde l'impensabile, mi alzai tenendomi al muro, uno di loro lasciò Sveta agli altri e mi guardò con sfida; mi mollò un pugno nella bocca dello stomaco, facendomi uscire un rivolo di bava. Ricordo che vedevo tutto strano, sfocato, diverso, indietreggiai per il pugno, ma non era quel gesto a preoccuparmi; mi sentivo strano e volevo che quel figlio di puttana la pagasse cara, lui e tutti i suoi amici.
Una sola frase uscì dalla mia bocca da uno strano meccanismo di pensieri messi insieme, “Linea 2-Elektrosila”. Lo zingaro mi guardò divertito, in effetti era una cosa che non aveva niente a che vedere con quello che stava succedendo; qualcosa successe però, l'asfalto cominciò a rompersi, ne uscirono dei binari e dai binari con una velocità assurda passò la Linea 2-Elektrosila. I fari della metropolitana illuminarono me, Sveta e gli stupratori; ci investì a tutti, l'ultima cosa che vidi fu quella luce gialla del vagone, sentii le grida dei malintenzionati e le mie ossa che si rompevano. Sveta e gli zingari erano morti; io, io mi risvegliai in ospedale alcuni giorni dopo.
Avevo la spalla rotta e di conseguenza tutto il braccio che vi è attaccato; la faccia gonfia e uno zigomo mi era andato in frantumi, ma quel dolore non era nulla, quando presi consapevolezza della morte della mia ragazza, il vero dolore era altro, quello fisico non esisteva, piansi per giorni e giorni, nonostante non riuscivo a esprimere troppe emozioni con la faccia distrutta che mi ritrovavo.
Passati i mesi, mi ripresi; andai molte volte col braccio ingessato a vedere dove dal nulla era comparsa la linea 2, erano rimasti solo i segni dell'asfalto rotto dai binari e nient'altro, nessuno oltre me aveva visto niente.
Presi consapevolezza, che a compiere quel gesto era stata la mia volontà ed il senso di colpa fu tale, che decisi di lasciare gli studi ed il paese; mi trasferii a Dzerzhinsk, una piccola cittadina, fredda, dura e grigia. Decisi di ricominciare da zero e che avrei in qualche modo fatto luce sugli avvenimenti di quella triste notte; ed ora sono qui, mi chiamo Adrian Zarkovskij, qui a Dzerzhinsk faccio il magazziniere e la mia vita fa schifo.

NUTRIRE E' COMPITO DELLO SPIRITO -Ultima parte ed Epilogo

La luce arancione illuminava la strada e quasi tutto il quartiere, Alex aveva gridato due o tre volte, poi si era spento nella luce delle fiamme. Richard con le mani in tasca osservava l'abitazione che lentamente veniva consumata dal fuoco, era privo di espressioni; mentre ancora osservava dalla narice destra uscirono dei calabroni, lo fecero tossire ed accasciare in ginocchio e ad ogni colpo di tosse ne uscivano altri. Nessuno però correva in strada, erano scene forse frequenti quelle, regolamenti di conti, poteva pensare la gente, forse meglio starne alla larga.
Richard a terra cominciò a tossire violentemente e gli insetti continuavano ad uscire; si guardò le mani poggiate sull'asfalto ed illuminate da quel falò che era casa di Alex, lentamente la sua pelle si stava aprendo. Era giunto il momento?

-Siii Richiard....E' giunto!
La voce ronzante dell'essere che lo possedeva era chiarissima, niente si poteva più fare; Richard cercò di fermare la continua tosse ed un rivolo di bava gli cadde dal mento, annuì, come dire al demonio che lo possedeva che aveva capito, che accettava la morte, accettava di far la fine della crisalide.
Cominciò a caderli la pelle dalle guance, e mentre cadeva molle a terra insozzava Richard di sangue; prese con gran fatica il cellulare, voleva mandare un sms alla voce Lidia, la sua ex, ma premere i tasti era dura, sopratutto perchè adesso le dita si stavano spellando mostrando il bianco delle ossa e faceva male, a dir poco. La pelle continuava a cadere lacerata.
Non riuscendo a scrivere sul telefonino, lo gettò a terra rantolandosi per il dolore, era come se l'epidermide stesse marcendo e cadendo come foglie appassite.
Con le energie, cominciò a spostare la sua pelle,tutta da una parte e a separarne alcune parti, le ossa iniziavano ad uscire dalle carni e le lacrime cominciarono a scendergli, sia per il dolore che per le delusione di un intera esistenza; spostando la pelle ancora come stracci, dandole delle curve o degli angoli netti, mentre la casa davanti a lui continuava a bruciare.





-Lasciati andare Richard...Fammi uscire!
La faccia del ragazzo ormai ridotta ad un ammasso di carne attaccata a casaccio gridò un'ultima volta, mostrando i denti esposti per la caduta del labbro inferiore, strinse i denti e con le ultime forze si tolse la pelle rimasta sulla fronte e la poggiò a terra alla fine di una linea che aveva fatto verticale e cadde a terra aprendosi completamente, dalla schiena ne uscì l'entità che era dentro di lui, aveva il suo aspetto, solo con la carne nera e traslucida come un calabrone. Osservò il mondo con i suoi veri occhi, case brulicanti di vite, edifici privi di senso, di gusto gettati su terre calpestate da antiche forze oramai dimenticate. Lasciò quel posto promettendo al mondo intero di farlo strisciare di nuovo.



-Epilogo

L'indomani mattina, l'agente Ross giunse per primo sul luogo dell'incendio, un cadavere riconoscibile come quello di Richard giaceva a terra, in posizione fetale, privo delle carni, come una busta vuota, era chino davanti a quella pelle messa con minuziosità sull'asfalto, vi era scritto “Perdonatemi!”

Un altro poliziotto si avvicinò a Ross fumandosi una sigaretta.

-Nottataccia eh Ross?!?
-Eh si, chissà che è successo a questo qui?
-Non lo so e mi interessa ancor meno saperlo, anzi...vediamo di far togliere questa scritta!
-Cazzo ti rendi conto?....E' la sua pelle
-Non voglio pensarci Ross...Laviamo questo schifo da terra, prima che arrivi il capitano
-Ok



Eric era come ogni mattina col suo carrello della spesa rubato, nel parco dedicato ai caduti di guerra, come sempre cercava scatolame vario per ripararsi o rimasugli di qualsiasi genere; vide un'agenda su una panchina con una penna poggiata su.

-Oh che bella penna!
Esclamò, come se non ne vedesse una da quando faceva le scuole elementari.
Prese la penna e la mise nel taschino interno di una giacca, che era stata elegante qualche anno fa, ora era solo stracci e macchie di vino; prese poi la moleskine che apparteneva a Richard, la aprì la provò a leggere, ma probabilmente non gliene fregava niente, la mise nel suo carrello e si prese il viale da dove era venuto.

Era sera tardi ed Eric fortunatamente aveva trovato i suoi amici, i soliti che si ritrovavano davanti al fuoco.

-Fa freddo stanotte eh ragazzi!
-Eh si, meno male oggi ho fregato più cose alla mensa della chiesa...
-Quel prete è più stupido di quanto sembra..Ahahahah

Lo scoppiettio del fuoco nel barile si fece più tenue ed iniziò ad illuminare sempre meno; e sopratutto a fare sempre meno caldo.

-Ehi Eric, mettici quel copertone che hai nel carrello, quello si che scalda, anche se puzza un po' di plastica.

Eric prese il copertone della ruota che aveva rubato alla discarica e lo gettò nel bidone col fuoco.

-Aspettate ho anche un'altra cosa!

Eric prese il diario di Richard e lo gettò nel fuoco.

-Che era Eric?
-Niente di che, solo carta!

sabato 19 dicembre 2009

NUTRIRE E' COMPITO DELLO SPIRITO Pt. 8



Eran le due del mattino e poco più, i muri del bagno di casa di Richard erano ricoperti di calabroni che cercavano dei buchi o delle falle nelle tubature per rifugiarsi, il ronzio echeggiava metallico. Richard invece stava minuziosamente immergendo nella vasca ricolma di uno strano liquido verdastro i resti del povero ragazzo che gli aveva rotto la cassetta delle lettere. Il cadavere del giovane pareva come mangiato, spolpato fino all'osso; alcuni pezzi di carne fibrosa eran rimaste attaccate alle ossa, qualche rimasuglio di nervi e poco più. Richard con suo sommo dolore e disgusto stava cercando di disfarsi completamente del giovane, oramai scheletrito, immergendolo nell'acido, che nel contempo stava corrodendo anche la vernice della vasca.
Fatto ciò e lasciato a finire di sciogliersi il cadavere, il ragazzo posseduto si mise ad ultimare la sua molotov, canticchiando una canzone di David Bowie, “Rebel Rebel”; forse era completamente impazzito, perchè ormai aveva capito di non aver più nulla da perdere. Un altro giro di nastro ed il lavoro fu pronto; mise la giacca, il cappello ed uscì con la sua arma fatta in casa sotto il cappotto; era molto freddo fuori e sopratutto non c'era anima viva. La casa di Alex distava solo qualche isolato; la lieve brezza fredda portata dal mare screpolava la sua pelle più di quanto non fosse già rovinata, gli faceva male alle ferite quel freddo, ma d'altronde non sarebbe cambiato nulla.
Passando nei pressi di un vecchio parco, dove ancora vi andavano a giocare i ragazzini di pomeriggio, si sentì nostalgico, fu li che incontrò la sua ex ragazza e fu li che con Alex vaneggiavano su come poter compiere un rituale; si inoltrò nel parco, era leggermente illuminato dai lampioni e la brina sulle panchine luccicava con la rifrazione; si fermò per un po' a pensare, osservando la condensa che gli usciva dalla bocca. Con tranquillità, si sedette su una panchina spostando la brina con i guanti e si sedette, prendendo la sua Moleskine.

-23 Settembre ormai.

Stanotte ho ucciso due ragazzini, questa cosa che mi sta dentro me lo ha fatto fare, era come fossi spettatore del mio corpo, come se mi trovassi dentro una macchina che andava da sola.
Chiedere scusa non basterebbe mille volte, oltre alla mia vita ho insozzato anche la mia memoria e la mia prossima morte... Adesso sto andando da Alex, lo ucciderò, è giusto che anche lui, come complice nel rituale, paghi la sua pena...Come me!
Adesso però questo vecchio parco, curato quanto basta, è l'ultimo barlume che mi rimarrà, l'ultimo ricordo felice...Questo posto è intriso di ricordi, che adesso pur belli che siano stati, fanno male!

A tu che troverai questa Moleskine dico, che questo sono, sono stato e non sarò...A te dico, non giudicarmi per i miei atti, perchè non potrai mai capire cosa vuol dire esser me, a te dico, che se un giorno prenderai la mia storia come una causa, mostra questo diario alla mia famiglia, o a chi è rimasto vivo di essa e di loro, che gli voglio bene.

Richard


Chiuso il diario con un sospirone, Richard lo poggiò sulla panchina, mettendoci sopra la sua penna e si incamminò verso il buio, la dove i lampioni cominciavan a spegnersi.

Quando arrivò davanti casa di Alex, tutto taceva, era tutto spento; stava dormendo. Dal cielo cominciò a cadere del leggero nevischio, che espandeva la luce dei lampioni e rendeva il cielo di un arancio giallastro innaturale, la neve ovattava tutti i suoni; anche la zip della giacca di Richard suonò più strana del solito, al giovane tremavan le mani, ma continuò e saldamente afferrò la sua molotov. La accese e la lanciò, infrangendo la finestra della casa. I prefabbricati ci mettono davvero poco a prender fuoco.